mercoledì 3 giugno 2009

La Triste Realtà Dell'Irreale: "The Truman Show"

Irene Deltetto

Quando pensiamo ad un’opera visionaria e geniale nella sua genialità, la prima persona a cui pensiamo è George Orwell, con il suo “1984”. Se la risposta fosse un’altra sarebbe comunque l’opera di uno scrittore, di un giornalista, magari di uno scienziato. Mai penseremmo ad un film. Invece è proprio di un film che voglio parlare. Questo film è “The Truman Show”, del 1998.

In pochi si ricorderanno bene di questo film, che fu accolto in modo piuttosto tiepido anche quando uscì nei cinema. In un momento ancora libero da Grandi Fratelli, Isole dei Famosi e chi ne ha più ne metta, Peter Weir (regista dei più conosciuti “L’attimo Fuggente” e “Master & Commander”) girò un film fondato proprio sul morboso desiderio degli uomini di spiare dal buco della serratura e, parallelamente, all’insito istinto della curiosità e del desiderio di verità. Si contrappongono due figure: un uomo, Truman, appunto, l’Uomo Vero, che nasce e cresce all’interno di un set televisivo, un mondo creato a tavolino per lui, dove tutti lo possono spiare, appassionarsi, crescere con lui, che però si pone delle domande, vuole capire chi è, da dove viene, perché alcune cose accadono, e, dall’altra parte del teleschermo, gli spettatori che seguono, trattenendo il fiato, ogni sua mossa. Tutti i gesti, i comportamenti di Truman sono seguiti e, talvolta, corretti, nella misura in cui l’imprevisto potrebbe nuocere allo share del programma. Nel “Truman Show”, il reality del film, passano una serie di personaggi che rappresentano diversi approcci al problema posto dal film: c’è la moglie, che ci appare un’attrice senza la minima considerazione per i sentimenti del protagonista, il migliore amico, che rispetta il copione cercando però di parlare con Truman e entrarci per quanto possibile veramente in contatto e la ragazza conosciuta al liceo, mai dimenticata da Truman, che al tempo cercò di liberarlo dall’inganno e perciò subito eliminata dal reality, che rappresenta in qualche modo il desiderio di sapere dell’uomo, di sapere di più. Solo la pubblicità, fatta dagli attori durante la ripresa, in modo da non perdersi nemmeno un secondo della soap, interrompe l’idillio di questo mondo quasi invidiabile.

Questo film è in apparenza molto frivolo e leggero, dalla patinata copertina hollywoodiana, e forse è proprio questa la sua forza, perché allo spettatore attento rivela con estrema delicatezza ciò che si trova nell’animo umano. Alla luce di questo film è facile capire perché in Italia al momento la preoccupazione maggiore (e drammaticamente anche uno degli argomenti di conversazione più gettonati) sia con chi sia andato a letto il premier. Perché in fondo tutti vogliamo spiare dal buco della serratura. E se questo morboso desiderio è persino legittimato dall’opinione pubblica e dalla stampa, che cosa ci può essere di meglio?

1 commento:

donato ha detto...

Bellissimo articolo!
Io rimasi quasi folgorato dalla visione di quel film, così genialmente avanti. Peccato che in pochi davvero riescano ad apprezzarne appieno la critica sociale.
Il prossimo articolo, a questo punto, lo vorrei proprio sul libro da te citato. Sono proprio curioso di leggere il tuo punto di vista su una pietra miliare come quella.